sabato, 20 settembre 2008

Categoria : pensieri, poesia, canzoni







Don Chisciotte
Dati - Guccini - Dati - Orlandi


[ Don Chisciotte ]
Ho letto millanta storie di cavalieri erranti,
di imprese e di vittorie dei giusti sui prepotenti
per starmene ancora chiuso coi miei libri in questa stanza
come un vigliacco ozioso, sordo ad ogni sofferenza.
Nel mondo oggi più di ieri domina l'ingiustizia,
ma di eroici cavalieri non abbiamo più notizia;
proprio per questo, Sancho, c'è bisogno soprattutto
d'uno slancio generoso, fosse anche un sogno matto:
vammi a prendere la sella, che il mio impegno ardimentoso
l'ho promesso alla mia bella, Dulcinea del Toboso,
e a te Sancho io prometto che guadagnerai un castello,
ma un rifiuto non l'accetto, forza sellami il cavallo!
Tu sarai il mio scudiero, la mia ombra confortante
e con questo cuore puro, col mio scudo e Ronzinante,
colpirò con la mia lancia l'ingiustizia giorno e notte,
com'è vero nella Mancha che mi chiamo Don Chisciotte...

[ Sancho Panza ]
Questo folle non sta bene, ha bisogno di un dottore,
contraddirlo non conviene, non è mai di buon umore...
E' la più triste figura che sia apparsa sulla Terra,
cavalier senza paura di una solitaria guerra
cominciata per amore di una donna conosciuta
dentro a una locanda a ore dove fa la prostituta,
ma credendo di aver visto una vera principessa,
lui ha voluto ad ogni costo farle quella sua promessa.
E così da giorni abbiamo solo calci nel sedere,
non sappiamo dove siamo, senza pane e senza bere
e questo pazzo scatenato che è il più ingenuo dei bambini
proprio ieri si è stroncato fra le pale dei mulini...
E' un testardo, un idealista, troppi sogni ha nel cervello:
io che sono più realista mi accontento di un castello.
Mi farà Governatore e avrò terre in abbondanza,
quant'è vero che anch'io ho un cuore e che mi chiamo Sancho Panza...

[ Don Chisciotte ]
Salta in piedi, Sancho, è tardi, non vorrai dormire ancora,
solo i cinici e i codardi non si svegliano all'aurora:
per i primi è indifferenza e disprezzo dei valori
e per gli altri è riluttanza nei confronti dei doveri!
L'ingiustizia non è il solo male che divora il mondo,
anche l'anima dell'uomo ha toccato spesso il fondo,
ma dobbiamo fare presto perché più che il tempo passa
il nemico si fà d'ombra e s'ingarbuglia la matassa...

[ Sancho Panza ]
A proposito di questo farsi d'ombra delle cose,
l'altro giorno quando ha visto quelle pecore indifese
le ha attaccate come fossero un esercito di Mori,
ma che alla fine ci mordessero oltre i cani anche i pastori
era chiaro come il giorno, non è vero, mio Signore?
Io sarò un codardo e dormo, ma non sono un traditore,
credo solo in quel che vedo e la realtà per me rimane
il solo metro che possiedo, com'è vero... che ora ho fame!

[ Don Chisciotte ]
Sancho ascoltami, ti prego, sono stato anch'io un realista,
ma ormai oggi me ne frego e, anche se ho una buona vista,
l'apparenza delle cose come vedi non m'inganna,
preferisco le sorprese di quest'anima tiranna
che trasforma coi suoi trucchi la realtà che hai lì davanti,
ma ti apre nuovi occhi e ti accende i sentimenti.
Prima d'oggi mi annoiavo e volevo anche morire,
ma ora sono un uomo nuovo che non teme di soffrire...

[ Sancho Panza ]
Mio Signore, io purtroppo sono un povero ignorante
e del suo discorso astratto ci ho capito poco o niente,
ma anche ammesso che il coraggio mi cancelli la pigrizia,
riusciremo noi da soli a riportare la giustizia?
In un mondo dove il male è di casa e ha vinto sempre,
dove regna il "capitale", oggi più spietatamente,
riuscirà con questo brocco e questo inutile scudiero
al "potere" dare scacco e salvare il mondo intero?

[ Don Chisciotte ]
Mi vuoi dire, caro Sancho, che dovrei tirarmi indietro
perché il "male" ed il "potere" hanno un aspetto così tetro?
Dovrei anche rinunciare ad un po' di dignità,
farmi umile e accettare che sia questa la realtà?

[ Insieme ]
Il "potere" è l'immondizia della storia degli umani
e, anche se siamo soltanto due romantici rottami,
sputeremo il cuore in faccia all'ingiustizia giorno e notte:
siamo i "Grandi della Mancha",
Sancho Panza... e Don Chisciotte!




Concerto di Guccini a Spoleto, semplicemente... magico!

Una serata perfetta, in un luogo stupendo, con il sottofondo ideale.
C'era un freddo terribile, ma anche quello è servito per cristallizzare il tutto.


Postato da rigel7 il 12:08
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giovedì, 14 agosto 2008

Categoria : pensieri, poesia, foto, sabbia, solitudine, tranquillità





Deserto del Sinai - Villaggio beduino - 2 agosto 2008


Sinai



Nel deserto la terra tocca l’aere.
Un dio deve averlo scolpito
al suono di un antico tamburo.
Il granito in un’atavica danza
si è innalzato al ripido ritmo.

Il calcare ha offerto
un accompagnamento di flauti
sposandosi al vento,
che lo ha ricamato
come le facciate dei minareti.

Sinfonia e silenzio,
forza e pace.

L’abbraccio uniforme del calore
ed il mosaico dei colori:
rosso, bianco, sabbia, verde, nero e viola
in un arcobaleno di sedimenti
detriti e rocce.

In questo regno divino
le uniche terrene eccezioni
sono le verdi ginestre
e le bianche casupole dei beduini.

L.




Postato da rigel7 il 14:37
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sabato, 12 luglio 2008

Categoria : pensieri, poesia, foto








Meriggiare pallido e assorto



Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d’orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.

Nelle crepe del suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
a sommo di minuscole biche.

Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
m entre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.

E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.


Ossi di seppia (1925), Eugenio Montale




Postato da rigel7 il 12:16



martedì, 08 luglio 2008

Categoria : pensieri, canzoni, arte, dipinti





Marc Chagall, Il violinista verde (1923/24)
Olio su tela, 198 x 108.6 cm.
The Solomon R. Guggenheim Museum, New York, USA

 

Il fabbricante di sogni

 
Ho girato in lungo e in largo
in compagnia del mio violino
e il vento dei viaggiatori
mi è rimasto sempre amico.
Conosco tutti i ponti
i marciapiedi e le stazioni
e in ogni posto e in ogni luogo
ho lasciato una canzone.

Mi esibisco per i passanti
per i poveri e i signori
perché non esiste uomo
senza musica nel cuore
e suono per le ragazze
per le serie e le sfrontate
perché non esiste donna
che dica no a una serenata.

E giro col mio violino
per le piazze e per le strade
la gente intorno balla
e trova il tempo per sognare.

Ogni sera conto i soldi
sparsi in fondo al mio cappello
mi addormento sotto un soffitto
ricoperto dalle stelle.
Trovo sempre un pasto caldo
nei mercati e nelle fiere
perché dove c'è un violino
tutti quanti sono allegri .
Ho incontrato mille donne
e ogni donna l'ho incantata
con la storia del vagabondo
e la saggezza della strada
i bambini mi fanno festa
e stanno in fila per sentire
perché sanno che il musicista
è un vecchio amico da seguire.

E giro col mio violino...

Da molti anni non mi chiedo più
quale posto è la mia casa
e ho scoperto che la mia casa
è insieme a me dovunque vada
cammino senza legami
ho solo il vento che mi insegue
e il tempo non mi riguarda
perché il tempo mi appartiene.

E giro col mio violino...

 

Modena City Ramblers, La grande famiglia (1996)


 



Postato da rigel7 il 09:44



lunedì, 30 giugno 2008

Categoria : pensieri, canzoni, arte, foto






Anastasia Tompkins - Paris Through the Clock
 
 
 
TEMPO PERDUTO
(Parole di R. Kunstler / Musica di S. Cammariere)
 
 
Tempo. Perduto tempo
Piazza Navona come altri cento
Giorni di vento, vento e fontane
Segnano il tempo con le campane
Tempo. Da noi sconfitto
L’ultimo raggio da un cielo fitto
Castigo nero, puntuale
Piove sopra a un ospedale
E dolcemente sulla via
Tempo! Mondo di sogno
Mezze creature superumane
Sento chitarre gatti-suonare
E lancinanti come zanzare
Tempo, sembra leggero
Poi d’improvviso tutto è importante
Ogni dettaglio significante
Può divenire significato

E ora non c’è patria e non c’è Dio
Ma ci sei tu ci sono io
E tutto il resto sembra càos
Sembra niente
Tempo! Lascia passare
Questo tempo che forse
Stanotte ci fa cantare
Tempo: basta parlare!
Solo ascoltare quello che hai dentro
Ma prima che il fuoco del tutto sia spento
Trova una strada e battila in fondo
Tempo, ci lascia muti
Ad osservare i nostri errori
Tempo... Fermare il tempo
Sarebbe a dire: l’Eternità
E ora non c’è patria e non c’è Dio
Ma ci sei tu ci sono io
E tutto il resto sembra càos
Sembra niente
Tempo! Lascia passare!
Questo tempo che forse
Stanotte ci fa cantare.
 
 
Sergio Cammariere, "Dalla pace del mare lontano" (2002)


Postato da rigel7 il 23:27



domenica, 20 gennaio 2008

Categoria : pensieri, poesia, dipinti




 
Flamenco Dancer III di Fabian Perez

 


Lucia Martinez

 

Lucia Martinez.

Penombra di seta rossa.

 
Le tue cosce come la sera

vanno dalla luce all’ombra.

Recondite ambre nere

oscurano le tue magnolie.

 
Eccomi, Lucia Martinez.

Vengo a consumarti la bocca

e a trascinarti i capelli

in un’alba di conchiglie.

 
Perché voglio, e perché posso.

Penombra di seta rossa.



da Canciones di Federico Garcia Lorca



Postato da rigel7 il 22:57



mercoledì, 19 dicembre 2007

Categoria : pensieri, foto






Osservo questo angolo di casa: una scrivania di legno, pochi ed impersonali oggetti, una pila di fogli bianchi; il contrasto cromatico è palese.
Il loro candore ha calamitato il mio sguardo, la loro immacolata perfezione mi ha spinto a ribellarmi; ho sopraffatto quella purezza con i tratti neri della mia penna, l’ho “macchiata” con il mio inchiostro.

I fogli bianchi sono dismisura dell’anima” scrive Alda Merini e non posso che trovarmi d’accordo.

Non mi è stato possibile restare ferma innanzi a loro, il mio timore delle “pause” ha preso il sopravvento; non sono abituata né all’immobilità, né al vuoto e alle sue paurose attrattive. Le mie soste seppur rare sono sempre dinamiche, impegnate da cause contingenti, ma anche per scelta sufficientemente consapevole. Forse temo che se avessi un po’ di tempo per potermi osservare, scoprirei di non andarmi a genio neppure un po’, chissà …
Sono una fifona, ho vacillato davanti ad un innocuo foglio, ho dovuto affermare la mia esistenza e lasciare traccia di me, su di un semplice ammasso di cellulosa pressata, a pensarci bene è proprio ridicolo; eppure era intollerabile, in lui vedevo una sfida beffarda.
È infantile vedere la perfezione altrui e cercare di contagiarla con la propria inadeguatezza; credo che sia piuttosto umano come atteggiamento, ma nel momento stesso in cui lo scrivo realizzo che in realtà sto cercando di darmi delle “attenuanti”.
Vorrei poter essere io ad “elevarmi” a migliorare, invece a quanto pare prevale l’istinto che cerca di “abbassare” alla mia portata, ciò che per natura non lo è.
Limiti, limiti, limiti …

___

Ho voltato pagina, la prima è ormai irrimediabilmente compromessa.
Di questa non ho ancora deciso cosa farne, ma credo che resisterò alla tentazione d’imbrattarla con i miei “pensieri in ordine sparso”. Provo a fissarla per un tempo non ancora definito, magari per osmosi mi lascerà una quota di candore, una contropartita per quella corruzione che le ho “donato”.
Non so però se questo eventuale scambio sarebbe equo…



Postato da rigel7 il 17:13



giovedì, 01 novembre 2007

Categoria : pensieri, mare, poesia, arte, dipinti





Ivan Constantinovich Aivazovsky (1817-1900) - Bracing the Waves
olio su tela, 1890 - Collezione privata


Il naufrago
Giovanni Pascoli

 

I

Il mare, al buio, fu cattivo. Urlava
sotto gli schiocchi della folgore! Ora
qua e là brilla in rosa la sua bava.

Intorno a mucchi d'alga ora si dora
la bava sua lungi da lui. S'effonde
l'alito salso alla novella aurora.

Vengono e vanno in un sussurro l'onde.
Sembra che l'una dopo l'altra salga
per veder meglio. E chiede una, risponde

l'altra, spiando tra quei mucchi d'alga...

 

II

- Chi è? Non so. Chi sei? Che fai? Più nulla.
Dorme? Non so. Sì: non si muove. E il mare
perennemente avanti lui si culla.

Noi gli occhi aperti ti baciamo ignare.
Che guardi? Il vento ti spezzò la nave?
Il vento vano che, sì, è, né pare?

E tu chi sei? Noi, quasi miti schiave,
moviamo insieme, noi moriamo insieme
costì con un rammarichìo soave...

Siamo onde, onda che canta, onda che geme...

 

III

Tu guardi triste. E dunque tua forse era
la voce che parea maledicesse
nell'alta notte in mezzo alla bufera!

Noi siamo onde superbe, onde sommesse.
Onde, e non più. L'acqua del mare è tanta!
Siamo in un attimo, e non mai le stesse.

Ora io son quella che già là s'è franta.
E io già quella ch'ora là si frange.
L'onda che geme ora è lassù, che canta;

l'onda che ride, ai piedi tuoi già piange.

 

IV

Noi siamo quello che sei tu: non siamo.
L'ombre del moto siamo. E ci son onde
anche tra voi, figli del rosso Adamo?

Non sono. È il vento ch'agita, confonde,
mesce, alza, abbassa; è il vento che ci schiaccia
contro gli scogli e rotola alle sponde.

Pace! Pace! È tornata la bonaccia.
Pace! È tornata la serenità.
Tu dormi, e par che in sogno apra le braccia.

Onde! Onde! Onda che viene, onda che va...

(da Nuovi Poemetti, 1909)



Postato da rigel7 il 11:04



sabato, 29 settembre 2007

Categoria : pensieri, mare, poesia, arte, dipinti





Caspar David Friedrich,
Woman at a Window (1822)
oil on canvas 44x37cm
Berlin, Nationalgalerie



NELLE PICCOLE TORRI ORECCHI ODONO


Nelle piccole torri orecchi odono
Le mani raspare alla porta,
Occhi negli abbaini vedono
Le dita sulle serrature.
Dovrò aprire, o dovrò rimanere
Da solo fino al giorno della morte
Non visto da occhi stranieri
In questa casa bianca?
Mani, portate grappoli o veleno?

Al di là di quest’isola recinta
Da un mare sottile di carne
E da una costa d’osso,
La terra si stende lontana dal suono,
Le colline lontane dalla mente.
Né uccello né pesce volante
Disturbano il riposo di quest’isola.

Orecchi in quest’isola odono
Il vento che trascorre come un fuoco,
Occhi in quest’isola vedono
Le navi all’ancora fuori dalla baia.
Dovrò correre alle navi
Col vento nei capelli, o rimanere
Fino al giorno della morte, senza dare
Il benvenuto a nessun marinaio?
Navi, portate grappoli o veleno?

Le mani raspano alla porta, le navi
Gettano l’ancora fuori della baia,
La pioggia batte la sabbia e le ardesie.
Lascerò entrare lo straniero,
Darò il mio benvenuto al marinaio,
O resterò fino al giorno della morte?

Mani dello straniero e stive delle navi,
Cosa portate, grappoli o veleno?

 
Da Poesie di
Dylan Thomas
(Traduzione di Roberto Sanesi)



Postato da rigel7 il 22:26



giovedì, 20 settembre 2007

Categoria : pensieri, poesia, foto





Man surprised by memorys overflow by Floriana Barbu



L'ESTRANEO



Senza curare ciò che i suoi pensavano,
stanco invitandoli a non più domandare,
partì ancora una volta; lasciò, perse -
perché gli erano care

più che notti d'amore quelle notti di viaggio.
Quante ne aveva già vegliate, splendide,
che da forti stelle ricoperte
dischiudevano anguste lontananze,
e si mutavano come una battaglia;

altre, che protendendo come prede
villaggi sparsi nella luna si davano;
o dietro intatti parchi rivelavano
manieri grigi dove per un attimo,
volgendo un poco il capo, con la mente
gli piaceva abitare, ben sapendo
che nessun luogo è fatto per restarvi;
e già vedeva alla prossima svolta
nuove vie stendersi, nuovi paesi, ponti,
e città che dilagano.

E tutto sempre senza desiderio
lasciarselo alle spalle era assai più
per lui che fama, beni, piaceri della vita.
Eppure in piazze ignote, sullo zoccolo
di una fontana logoro dal paesaggio, una conca
qualche volta sembrava appartenergli.


da NUOVE POESIE SECONDA PARTE di Rainer Maria Rilke

 

Postato da rigel7 il 11:54